Coffee To Go in the Craziness of Moka City

If you’re a young, naive cup of coffee in career and you’re dreaming for the big break in this town you can’t allow yourself fancy breaks or breakfasts, this city will devours your time, this city will devours your browny delicious inside: “Forget it, Cuppy, this is Moka City…”Moka city t-shirt

Here you’ll find a little bit about the process:

-The inking with Photoshop:moka city process

-The pencils:Schermata 2016-03-08 alle 21.51.13

This design is up for scoring on Treadless, if you like it you can help it becoming a real product by voting 5 at this link: https://www.threadless.com/designs/coffee-to-go-in-the-craziness-of-moka-city

 

P.S  (If you do enjoy my art and you want to support me, just click on a banner: it’s simple and painless :) )

 

Problemi esistenziali di un Rotarran onnisciente

Ecco qua la mia ultima tavola del “Il Bosone Di JaC” dove introduco, anche se in realtà è sempre esisto e sempre esisterà, un personaggio nuovo di zecca! (Per “gustarsi” al meglio  il fumetto con tutti i suoi dettagli consiglio vivamente di ingrandire: sigh, ormai sono diventato logorroico sotto tutti i livelli d’interpretazione.)fumetto onniscienza

Dark Energy is the best ninja EVER!

Dark Energy is the mysterious form of matter that probably hides behind the inflation of our Universe and the distortion on the shape of galaxies. It composes the 68 % of the mass of the Universe but till now nobody managed to detect it except for its super sneaky gravitational effects: that’s because it is just the best fricking ninja in History! maglia ninja dark energyHere is how it looks in a t-shirt!! (By the way, if you like the design you can help it becoming a real product by voting 5 on Treadless by this link: https://www.threadless.com/designs/dark-energy-is-the-best-ninja-ever)maglia-blog

Rapsodia per un germoglio di amore in putrefazione

ILLUSTRAZIONE POESIA RAPSODIA

Credo di essere appena tornato da lavoro,

non ne sono tanto sicuro però:

mando sempre un’altra emanazione di me a sgobbare,

una un po’ più cordiale e innocua,

mentre io rimango a fantasticare nel mio cantuccio cerebrale preferito,

dove posso deflettere come uno scudo tutte le informazioni chimiche provenienti da quel substrato di noia e frustrazioni chiamato realtà.

Puzzo di volatile semi-arrostito e di dis-integrazione sociale,

devo essere tornato da poco;

ogni giorno assisto inerme a questo paradosso,

cerco l’approvazione di persone che odio,

con cui non ho niente in comune,

solo per sentirmi accettato da un ambiente da cui non vedo l’ora di essere vomitato fuori.

Dev’essere ancora l’infanzia che bussa,

quella ferita vecchia quasi 20 anni,

che fa da wormhole emotivo,

teletrasportandomi continuamente a quella sensazione di emarginazione e disorientamento

che provavo quando (non) giocavo con gli altri ragazzi.

 

Bah… adesso basta però,

sono di nuovo al sicuro,

fra le tenebre.

 

Mi dirigo verso il bagno,

attraversando un corridoio, una specie di tunnel;

le pareti sono composte da un esoscheletro di cristalli scarlatti,

che si muovono con grazia, sincronizzandosi al mio passaggio,

mentre catturano i raggi lunari per decomporli in un musical di colori fatti su misura.

.

Raggiungo la doccia,

apro la piccola finestra alla mia destra,

che ho sempre immaginato come un cunicolo polveroso verso una dimensione nascosta,

e faccio entrare un po’ di notte nella stanza,

saturando l’ambiente con la progressione instancabile dei Tir,

giganteschi predicatori pseudo-cristiani al neon,

con l’eco di zingarate adolescenziali in piscine di vecchi feudatari lobotomizzati,

con l’odore e l’energia di tutto ciò che esiste ed è mai esistito nell’universo.

 

MI spoglio,

quasi mi imbarazza il pensiero che la luce riflessa da mio corpo nudo e molliccio possa raggiungere qualche civiltà aliena in ascolto,

non penso che il mio alluce valgo sia il candidato migliore per fare da ambasciatore all’umanità.

Apro l’acqua,

e mi iptnotizzo  ascoltando quella miscela alternata di silenzio e flusso costante,

immaginandomi di nuovo al calduccio in una sacca di placenta e liquido amniotico.

Mi metto sotto il getto d’acqua bollente,

provando di nuovo una sensazione piacevole, accogliente;

poi una serie di gocce traslucide si scontrano con l’aggressività dei raggi cosmici,

proiettando attorno a me modelli fluorescenti di ammassi di galassie in rotazione fra loro,

dagherrotipi di buchi neri che, ormai sazi, eruttano fontane di energia,

illuminando, come fosse un tributo,

l’ultimo secondo di cielo di una stella morente.

 

Ho un po’ di nebulose violette negli occhi,

ma le risciacquo prontamente prima che inizino a bruciare,

poi mi asciugo e mi incammino verso la camera da letto.

 

Anche li apro la finestra,

è più forte di me,

sarebbe una scortesia verso l’Esistenza lasciarla fuori.

 

Dopo essermi rannicchiato sotto le coperte rimbocco con amore quel bunker antiatomico che è il mio letto,

poi mi metto a dormire.

 

Mentre la mia coscienza sprofonda sempre di più nel caldo tepore dell’indeterminazione,

sento tutto il mio essere liquefarsi,

suddividersi ed amalgamarsi in forme sempre più semplici e sfuggenti,

che si dilatano e riavvicinano fra loro come se fossero un cuore pulsante,

sorrette da un telaio indissolubile di informazioni.

E’ come se frammentassi l’insieme di sensazioni che mi compone ai minimi termini, per

potermi così infiltrare nei meandri più inaccessibili della Realtà, attraversando una portale

mistico che filtra il microscopico in modo da ribaltarlo in una gigantesca proiezione di

interazioni ad alta energia.

 

Mi trovo in questo mondo inesplorato adesso,

il cui cielo è un’autostrada monodimensionale dove si diramano e attorcigliano probabilistiche pellicole di realtà;

ologrammi, che sembrano non essere altro che soffici lungometraggi di seta nati dal tango promiscuo e feroce fra particelle luminose e nascoste.

Tutta la mia vita, tutte le vite o manifestazioni di esistenze emanate nell’eternità di questa copertina di tempo e di spazio derivano dalla danza perpetua di queste piccole divinità,

e sento, percepisco, che lo scorrere delle nostre lacrime in fiumi color porpora di amori traditi, che le palpitazioni inebrianti dei nostri cuori persi in un incrocio di sguardi,

siano le loro di illusioni,

che producono per riscaldarsi,

per allietare e giustificare il loro essere al mondo.

 

Da qui,

da questo nodo cruciale di possibilità,

cerco di sbirciare la mia piatta linea temporale,

e mi immergo all’infinito in un passato di futuri che non riesco più a ricordare:

vedo gli splendidi ammassi di stelle dispersi negli occhi verdi di mia madre brillare nel buio per l’ultima volta mentre tremando le tengo le mani,

osservo la cocciuta timidezza con cui mio padre cerca di accarezzare con lo sguardo il suo primo nipotino,

per il terrore di toccarlo,

per cercare di non contaminarlo.

 

Adesso il chiaro scuro inaspettato creato dal contatto di un seno con la frastagliata oscurità di una foresta in estate attira la mia attenzione,

e l’emanazione di me che stavo osservando passa dall’essere seduto su un tetto per ammirare gli strani colori dell’alba al trovarsi sdraiato con lei su una banchina di un porto durante una tempesta.

Mi vedo cercare di abbracciarla con una conversazione, mentre lei lascia che i suoi capelli selvaggi siano suonati dal vento;

la nebbia delle mie parole si confonde educatamente con l’emulsione violacea del tramonto,

e inizio a smontarla con la sguardo,

la mescolo e viviseziono,

la centrifugo in un caos di utopie,

per poi però sorprendermi a rimontarla,

con delicatezza,

pezzo dopo pezzo,

esattamente com’era.

 

Qua,

in questo cinema sotterraneo,

fra serate passate fra amici a cavalcare la notte ed il vino, fra cacce al tesoro, pizze e spedizioni eroiche in castelli di sabbia diroccati o in navicelle spaziali,

fra orgasmi solitari e frustranti o riflessi di amplessi in occhi vortice, avvolti e illuminati dalla magnificenza di un corpo caldo e sinuoso,

trovo l’epicentro di tutto ciò che ho avuto, di tutto ciò che ho perso,

di tutto l’amore che ho ricevuto e che sono stato in grado di dare.

 

JaC

 

Everything Stays

This design is inspired by the amazing existential loop in which almost every character of Adventure Time is involved. Everyone has been someone else, in the past or in the future, but their Universe (and perhaps also ours) always represents itself with the same combination of paths and the same selection of solutions. Only those who are immortal can slightly see the pattern: our Marceline, for example; and that’s why, maybe meanwhile floating sweetly in the air, she can play us a music that can remind us who we were and who we are in an infinite loop of sensations.
(Ah, there is also another hidden meaning in the design: there is an association between the vampire bite on the neck of Marceline (two dots, two circles) and the system Moon-Earth, if you notice maybe also them are just two little dots in a even greater story.)

PS: if you like the design you can vote it and help it to become a real product on Threadless with this link: https://www.threadless.com/designs/everything-stays-10adventure timer shirt

Serie di sketch pre-ghesi super mandrilloni

(Here is a bunch of super fast sketch/portraits made directly by inking )

Questo è una serie di piccoli  ”sketch/ritratti” che ho fatto direttamente a china senza passaggi intermedi:eve-svam-cum-yup

PROVA-labbra-real copia

evelozzi-sbamù (Here is a series of even faster  ink sketch/portraits)

Un po’ di mandrillonaggine anche per le signorine!portrait

portrait h 1Qua invece troverete una serie di sketch che ho fatto gironzolando per l’Universo, specificatamente su di un piccolo pianeta non così’ blu come dicano chiamato Terra, popolato per la maggioranza da strambi umanoidi con il peculiare hobby del genocidio di massa in nome di illusorie e propagandistiche rivendicazioni religiose: come vedete mi sono concentrato esclusivamente, ineluttabilmente sulla magia fiabesca della meraviglie architettoniche:praga 45 2

praga-ue-bau-bau

praga-bocca-sexy-yeah-yeah

SKETCH-PRAGA-4

SKETCH PRAGA PARAPAPAAd un certo punto, mentre cercavo di convertire il prezzo di un kiwi accelleratore di particelle ricoperto di vasellina platinata (sono di gusti estremamente difficili), da crediti centauriani in euro, ho scoperto per sbaglio una formula che permette di aprire un portale temporaneo che conduce ad un dimensione dove tutti i cavalli sono Pablo Picasso; non ho saputo resistere dal chiedere uno sketch autografato ed ecco il risultato:sketch-praga-2