Spinal Transmission

roadkill-illustration-piccola

If you want below you’ll find also my last poem (yep unfortunately still undoubtedly in Italian so never mind ;) ).

 

Roadkill  

Delle nubi elettriche colorano ad intermittenza la stanza,

per poi disgregarsi in una marcia di rombi liberatori;

 

devo uscire da qua,

ma catene di dolore liquido si liberano furiose sui miei pensieri,

e mi ricordano che non è possibile evadere dalla propria testa.

 

Afferro la maniglia della porta,

che all’improvviso si dimena, trasformandosi in una vorticosa anaconda di oscurità.

Resisto,

spingo e riesco ad uscire,

venendo travolto da un’alluvione di notte,

dove i colori ovattati del quartiere addormentato si disciolgono come acquerelli irrequieti,

senza lottare,

senza voler affermare il proprio diritto alla stabilità.

 

Così nuoto impacciato tra la luce delle case e tra i contorni distorti della realtà,

che ondeggiano,

disassemblandosi,

come dipinti da una mano malferma,

per poi essere interrotti e trafitti da frecce di luce scagliate dalla fragorosa lotta della Terra con la Luna.

 

Trattengo il respiro,

ma non riesco ad evitare di ingoiare qualche sorso,

irritante ed insipido,

di questo amorfo strato bidimensionale che ci emana ed incatena insicuro.

 

Raggiungo la macchina,

traslucida e sinuosa come una medusa.

Mi riconosce,

poi geme,

estasiata dal poter dilaniare la noia

e si mette in moto emettendo delicate fusa di idrocarburi.

 

Finalmente riesco a percepire un’illusione di movimento,

di dolce evasione:

 

ruoto in un tunnel d’asfalto,

dove la luce porosa dei lampi impressiona scenari fantasma,

che riflettono l’artiglieria frenetica della pioggia,

tessendo fragili storie di cristallo,

le quali mi raccontano,

bisbigliando,

il paradosso della mia confusione

e minuziosamente descrivono questo strano dolore disciolto che mi porto dietro da sempre,

che si espande e contrare in perfetta sincronia con il Tutto.

 

Sento un viscido fastidio sbriciolarmi le costole.

Vedo quell’agonia ramificarsi al di fuori di me pezzo dopo pezzo

e

interrotta solo dall’evaporare delle anime dei rospi uccisi per strada,

si solidifica con il nero nodoso dei rami,

i quali sporgano arroganti da questa cupa foresta abusiva che ci circonda.

 

Adesso,

anche se continuo a muovermi,

sono come intrappolato in un intreccio di filamenti senza luce.

 

Davanti a me scorrono miscele di visi deformati dalla mia,

o loro,

velocità relativa.

 

Essi fanno l’amore, si stuprano fra loro,

defecando altalenanti linee di Storia.

 

All’improvviso onde dorate,

come un futuro oscurato,

mi schiaffeggiano orgogliose,

desiderose di attenzioni.

 

Esse ruotano attorno a me,

con la dolce ingordigia di un meraviglioso corpo di donna,

intagliato d’ambra e solitudine.

 

Una nebbia verde,

in cui fluttuano caotici detriti di smeraldo,

si dipana da loro furtiva

e mi circonda,

incurvandomi.

 

Qua,

schiacciato a terra,

costretto a respirare l’odore umiliante della polvere e dell’indifferenza,

sempre meno riesco a capire il perché cerco disperatamente di perdere

tutto quell’insieme di cose che non riesco a trovare.

Il Cacciatore Di Androidi

 

Questa è la mia personalissima versione della copertina di uno dei miei libri preferiti (Il Cacciatore Di Androidi) che ho fatto per un concorso di fantascienza.

“Do Androids Dream Of Electric Sheep?”

This is a revisitation i made of the cover of one of my favorite book of all time (“Do Androids Dream Of Electric Sheep?” by the genius of P.K. Dick, of course): tell me what you think about it guys!!

(In the picture unfortunately you’ll find just the Italian translation of the title which is literally “The Android’s Hunter”.)

copertina-il-cacciatore-di-androidi-deluxe

 

L’Invalicabile Muro Della Conoscenza

(*This Cartoon was selected among the best works of the contest “Humour A Gallarate” and exhibited at MAGA Musem.)

Al momento abbiamo ancora tantissime cose da scoprire, da conquistare; la ricerca scientifica è la forma d’esplorazione che più mi dona speranza, che più stimola ed esalta le ghiandole endocrine della mia fantasia, della mia curiosità. La cosa che più mi affascina però è che, magari fra qualche milione di anni, o addirittura fra qualche millennio, quando ci considereremo per lo più sazi di sapere, esisterà sempre una zona al di là di noi stessi, inesplorata, che per limiti nostri intriseci non riusciremo nemmeno mai ad immaginare: un perpetuo sogno al di fuori dal sogno.

Siamo circondati da un muro d’inconoscibilità che inizia e finisce nelle profondità binarie dell’Universo.

“The Impassable Wall Of Knowledge”

“We are surrounded by a wall of unknowableness which starts and ends in the deeps of the Universe.” For the english version click here: http://www.jacomics.net/?attachment_id=1253 vignetta-concorso-vera-prova