Sketches From (A) Future

Quick sketches I made all over Prague during my free time !! (Yep, what can I do, this city always gives me hallucinatory trips)

Convergences

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Procession17310393_10212180985950049_7424682145610171753_o

The sparkling dance of mutation17158966_10212064358674440_6510227742952394760_oQueen Of Hearts17211918_10212123566594601_2649828482262964870_o

Q.U.E.E.N.rkejkf

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Here is another quick sketch from my almost lysergic tram’s trips:

She’s an alien priestess during the day of the ritual of the “Methalmamorph” where  she connects to the underground plane of the existence called the “Velvet Mantle” from which erupts Reality .16403390_10211729202375742_447032471651261281_o

Playing the strings of the river16587035_10211852227811301_7623905072558734357_o

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The Tormented Clockwork Stage Of Reality

This is the last illustration i made for my book: i made it all at once without a sketch and it was definitely a lot of fun (even though i almost got a cerebral stroke in the process in order to nail the details: stupid details… ). I deeply hope you guys dig it! ;)  illusrazione-14-blog

Here you’ll find two screenshots of my archenemies:

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Spinal Transmission

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If you want below you’ll find also my last poem (yep unfortunately still undoubtedly in Italian so never mind ;) ).

 

Roadkill  

Delle nubi elettriche colorano ad intermittenza la stanza,

per poi disgregarsi in una marcia di rombi liberatori;

 

devo uscire da qua,

ma catene di dolore liquido si liberano furiose sui miei pensieri,

e mi ricordano che non è possibile evadere dalla propria testa.

 

Afferro la maniglia della porta,

che all’improvviso si dimena, trasformandosi in una vorticosa anaconda di oscurità.

Resisto,

spingo e riesco ad uscire,

venendo travolto da un’alluvione di notte,

dove i colori ovattati del quartiere addormentato si disciolgono come acquerelli irrequieti,

senza lottare,

senza voler affermare il proprio diritto alla stabilità.

 

Così nuoto impacciato tra la luce delle case e tra i contorni distorti della realtà,

che ondeggiano,

disassemblandosi,

come dipinti da una mano malferma,

per poi essere interrotti e trafitti da frecce di luce scagliate dalla fragorosa lotta della Terra con la Luna.

 

Trattengo il respiro,

ma non riesco ad evitare di ingoiare qualche sorso,

irritante ed insipido,

di questo amorfo strato bidimensionale che ci emana ed incatena insicuro.

 

Raggiungo la macchina,

traslucida e sinuosa come una medusa.

Mi riconosce,

poi geme,

estasiata dal poter dilaniare la noia

e si mette in moto emettendo delicate fusa di idrocarburi.

 

Finalmente riesco a percepire un’illusione di movimento,

di dolce evasione:

 

ruoto in un tunnel d’asfalto,

dove la luce porosa dei lampi impressiona scenari fantasma,

che riflettono l’artiglieria frenetica della pioggia,

tessendo fragili storie di cristallo,

le quali mi raccontano,

bisbigliando,

il paradosso della mia confusione

e minuziosamente descrivono questo strano dolore disciolto che mi porto dietro da sempre,

che si espande e contrare in perfetta sincronia con il Tutto.

 

Sento un viscido fastidio sbriciolarmi le costole.

Vedo quell’agonia ramificarsi al di fuori di me pezzo dopo pezzo

e

interrotta solo dall’evaporare delle anime dei rospi uccisi per strada,

si solidifica con il nero nodoso dei rami,

i quali sporgano arroganti da questa cupa foresta abusiva che ci circonda.

 

Adesso,

anche se continuo a muovermi,

sono come intrappolato in un intreccio di filamenti senza luce.

 

Davanti a me scorrono miscele di visi deformati dalla mia,

o loro,

velocità relativa.

 

Essi fanno l’amore, si stuprano fra loro,

defecando altalenanti linee di Storia.

 

All’improvviso onde dorate,

come un futuro oscurato,

mi schiaffeggiano orgogliose,

desiderose di attenzioni.

 

Esse ruotano attorno a me,

con la dolce ingordigia di un meraviglioso corpo di donna,

intagliato d’ambra e solitudine.

 

Una nebbia verde,

in cui fluttuano caotici detriti di smeraldo,

si dipana da loro furtiva

e mi circonda,

incurvandomi.

 

Qua,

schiacciato a terra,

costretto a respirare l’odore umiliante della polvere e dell’indifferenza,

sempre meno riesco a capire il perché cerco disperatamente di perdere

tutto quell’insieme di cose che non riesco a trovare.