I Movimenti Astratti delle Fasi Lunari

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Sento una sinfonia di silenzio, un concerto di suoni,

vedo tessere cumulonembi di fruscii, origami di sospiri,

assaporo il volteggiare sincrono di respiri addormentati,

in questa piccola stanza,

che esploro avido,

con occhi presi in prestito dal sogno,

mentre impongo a me stesso di provare nuovamente qualcosa.

 

E’ tardi,

alla televisione non danno che il rumore di fondo dell’universo,

ma anche maratone di orgasmi sintetici;

la mia testa invece non trasmette che le telenovelas argentine delle mie insicurezze,

o deliranti talk-show,

dove le mie personalità si azzuffano in una nube tossica di mediocrità,

mentre l’ego improvvisa uno spettacolo di magia strampalato,

per intrattenere l’assurda ingordigia della mia solitudine.

 

Sorge la Luna,

si incipria il naso di un viola elettrico,

e vanitosa sfila in cielo con su una pelliccia di nuvole,

circondata da un infinito diadema di stelle.

 

Apro la finestra,

subito vengo circondato da un aroma invitante,

dove la serenata dei lampioni crea un chiaroscuro irreale,

nel quale scodinzolano leggiadre impressioni di macchine naufragate nell’oblio dell’asfalto,

e nell’aria nuota il freddo mantra dei motori,

l’ipnotica danza dei cerchioni,

i quali lanciano piccoli tripudi di luce in codice morse,

intonando una delicata litania,

una supplica nei confronti di questa tenera notte,

per implorarla di non finire così presto,

quando noi,

io,

fossilizzato nelle tenebre,

sono ancora affamato di vita.

JaC

 

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