Paris, je viens ici!!

Oggi mi sono svegliato stranamente presto, preso da un profondo ed inaspettato senso di responsabilità verso me stesso, che nella mia testa ha le sembianze di un assonnato strillone cerebrale che bercia “stavolta cerca di non fare cazzate” impugnando un campanaccione arrugginito. Così per la prima volta in tipo 10 anni mi sono ritrovato ad ammirare quella sovrapposizione di colori chiari e atonali che illuminano le prime ore del giorno su questa terra, permettendomi di osservare gli strani eventi che avvengano nel misterioso limbo chiamato mattina: mia mamma che va a lavoro (invece di inveire contro di me di trovarmene uno) , la divisione mitotica dei cappuccini nei bar, l’uscita dei postini dalle loro umide tane. Strascicandomi come se fossi stato azzannato alla caviglia da uno zombie con problemi di insonnia poi mi sono diretto verso la doccia, e ho cercato di lavare via, di scrostare un po’, quella discarica stratificata dei miei stati d’animo, purtroppo però senza troppo successo; tempo infatti di arrivare alla macchina da caffè che tutto nel mio cervello risprofonda nella melma di dolore e insicurezza a cui sono abituato, tant’è che il caffè stesso si fa metafora di ciò che credo di avere dentro: un vortice oscuro, un denso strato di vuoto, uno stanzaccia di motel umida e subaffittata a qualche pappone affetto da cirrosi epatica. Ma a volte è facile scambiare l’assenza di materia, di cose da dire, con la sovrabbondanza di esse. Quindi sì, Parigi sto arrivando! E lo so che non mi aspetti, che per te sono poco meno di un numero nel tuo libretto delle entrate, ma io oggi ti vedo come un piccolo passo per avvicinarmi alla persona che credo di essere, e per ora questo mi basta.PARIGI-WORK-ART-MOSTRA

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