Alla Mattina la Rugiada si Condensa in Fasci di Luce

RugiadaNon ho mai visto niente di più triste del sorger lento dell’alba sopra la mia casa,

con la luce ed il suo plotone di colori

che si infiltrano di soppiatto dentro i miei occhi,

allagando di nuovo le tenebre con un foulard di realtà,

a cui mi attacco ferocemente,

smosso da un incomprensibile senso di appartenenza.

 

Ed esco, per cercare riparo,

per assorbire la brezza,

per sfilacciare il calore,

del continuo ed inesorabile trascorre del tempo su questa terra:

che è un limite organico, che è mutamento,

ma che noi percepiamo come curiosità, ambizione, opportunità prima;

paura, rimpianto, decadimento poi.

 

Mi fermo,

circondato da immense e scheletriche radure di verde,

da piccoli rumori scricchiolanti,

da profumi invitanti,

provenienti dai teneri rifugi,

dagli scoppiettanti focolai di vita della mia specie.

E respiro, in una sola boccata,

tutto il paesaggio di questa mia terra.

 

Adesso la moltitudine delle galassie che mi compongono

si allineano a passo di danza,

condensandosi in ramificazioni incandescenti,

che altro non sono che l’apparato circolatorio della mia anima.

 

Esse vibrano e si librano in aria leggere,

quando penso alla prima volta che sono entrato in un cinema,

alle dispettose carezze di mio nonno,

a quella volta in cui ti ho quasi sfiorato la mano.

Ma poi si attorcigliano e spengono,

nel momento in cui penso a tutte le volte che

mi sono travestito di parole non mie,

che mi sono stuprato con arabeschi di giravolte accondiscendenti.

E si essiccano in angoli oscuri sino quasi morire,

quando in me scivola il dubbio terrificante

di poter amare la condizione di non essere amato.

JaC

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