Paris, je viens ici!!

Oggi mi sono svegliato stranamente presto, preso da un profondo ed inaspettato senso di responsabilità verso me stesso, che nella mia testa ha le sembianze di un assonnato strillone cerebrale che bercia “stavolta cerca di non fare cazzate” impugnando un campanaccione arrugginito. Così per la prima volta in tipo 10 anni mi sono ritrovato ad ammirare quella sovrapposizione di colori chiari e atonali che illuminano le prime ore del giorno su questa terra, permettendomi di osservare gli strani eventi che avvengano nel misterioso limbo chiamato mattina: mia mamma che va a lavoro (invece di inveire contro di me di trovarmene uno) , la divisione mitotica dei cappuccini nei bar, l’uscita dei postini dalle loro umide tane. Strascicandomi come se fossi stato azzannato alla caviglia da uno zombie con problemi di insonnia poi mi sono diretto verso la doccia, e ho cercato di lavare via, di scrostare un po’, quella discarica stratificata dei miei stati d’animo, purtroppo però senza troppo successo; tempo infatti di arrivare alla macchina da caffè che tutto nel mio cervello risprofonda nella melma di dolore e insicurezza a cui sono abituato, tant’è che il caffè stesso si fa metafora di ciò che credo di avere dentro: un vortice oscuro, un denso strato di vuoto, uno stanzaccia di motel umida e subaffittata a qualche pappone affetto da cirrosi epatica. Ma a volte è facile scambiare l’assenza di materia, di cose da dire, con la sovrabbondanza di esse. Quindi sì, Parigi sto arrivando! E lo so che non mi aspetti, che per te sono poco meno di un numero nel tuo libretto delle entrate, ma io oggi ti vedo come un piccolo passo per avvicinarmi alla persona che credo di essere, e per ora questo mi basta.PARIGI-WORK-ART-MOSTRA

Alla Mattina la Rugiada si Condensa in Fasci di Luce

RugiadaNon ho mai visto niente di più triste del sorger lento dell’alba sopra la mia casa,

con la luce ed il suo plotone di colori

che si infiltrano di soppiatto dentro i miei occhi,

allagando di nuovo le tenebre con un foulard di realtà,

a cui mi attacco ferocemente,

smosso da un incomprensibile senso di appartenenza.

 

Ed esco, per cercare riparo,

per assorbire la brezza,

per sfilacciare il calore,

del continuo ed inesorabile trascorre del tempo su questa terra:

che è un limite organico, che è mutamento,

ma che noi percepiamo come curiosità, ambizione, opportunità prima;

paura, rimpianto, decadimento poi.

 

Mi fermo,

circondato da immense e scheletriche radure di verde,

da piccoli rumori scricchiolanti,

da profumi invitanti,

provenienti dai teneri rifugi,

dagli scoppiettanti focolai di vita della mia specie.

E respiro, in una sola boccata,

tutto il paesaggio di questa mia terra.

 

Adesso la moltitudine delle galassie che mi compongono

si allineano a passo di danza,

condensandosi in ramificazioni incandescenti,

che altro non sono che l’apparato circolatorio della mia anima.

 

Esse vibrano e si librano in aria leggere,

quando penso alla prima volta che sono entrato in un cinema,

alle dispettose carezze di mio nonno,

a quella volta in cui ti ho quasi sfiorato la mano.

Ma poi si attorcigliano e spengono,

nel momento in cui penso a tutte le volte che

mi sono travestito di parole non mie,

che mi sono stuprato con arabeschi di giravolte accondiscendenti.

E si essiccano in angoli oscuri sino quasi morire,

quando in me scivola il dubbio terrificante

di poter amare la condizione di non essere amato.

JaC

Di Universo ce n’è uno solo! (Forse)

Per tutti quell’infiniti ammassi di variabili, di forze che collassano in famiglie di particelle, che scorrazzano libere in binari elettromagnetici, donando massa ed energia ad un “vuoto” che ci ha assemblato andando contro ogni dogma probabilistico, e di cui forse non conosceremo mai la vera natura.vignetta-universo-mamma

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